Regione Campania

Cenni Storici

Ultima modifica 9 maggio 2019

 

“Il Comune di San Vitaliano è l’Ente locale che rappresenta la propria Comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”. Statuto Comunale, art.1 (approvato dalla Regione Campania - BURC n.ro 16 del 14/03/2005-27).

San Vitaliano è situato nell’area orografica tra il Monte Somma-Vesuvio fino all’arco collinare-montuoso che muove da Cancello e prosegue per il Monte Fellino, i monti di Avella, l’Appennino Campano e la collina Nolana; per effetto della recente riforma territoriale dello Stato rientra nella “Città Metropolitana di Napoli” e appartiene alla giurisdizione spirituale dell’antica diocesi di Nola.

Il paese si estende per circa cinque chilometri quadrati nella pianura alluvionale (un tempo acquitrinosa e poi eccezionalmente feconda). Terre un tempo adatte a produrre più raccolti all’anno (già secoli e secoli prima dell’arrivo della patata e del pomodoro sette-ottocenteschi) di grano, di tante varietà di fagioli e di ceci ma anche di lino e di canapa nelle zone più depresse e umide. Queste località, vicinissime ai “Regi Lagni”, venivano menzionate già dal 1600 come Fusaro o Fusarelle ed erano bacini d’acqua dolce alimentati da torrenti e rivoli sotterranei in cui vivevano diverse specie di pesci, tra cui le anguille. Purtroppo, negli Anni 70 i Fusari sanvitalianesi, uno dopo l’altro, furono interrati per mera ignoranza o per miope interesse. Con l’annullamento di detto “ecosistema” molte specie di uccelli e di pesci sono del tutto scomparse dal “panorama” sanvitalianese perché del tutto dipendenti da ambienti umidi.


Il luogo è uno dei più evocativi della storia

Mezz’ora di cammino è il tempo che impiegavano i nostri antenati per raggiungere le Basiliche Paleocristiane di Cimitile, la città di Nola e poco più per arrivare a Somma Vesuviana e Ottaviano. In questi luoghi millenari, nella meravigliosa “Villa Summa”, ebbe dimora e si spense (14 d.C.) l’imperatore romano Ottaviano che aveva portato a compimento la “romanizzazione” dell’area Nolana . Così pure l’imperatore Tiberio “Signore della Storia” e riferimento cronologico per gli avvenimenti decisivi del Cristianesimo delle origini - fu di casa a Nola e dintorni (inaugurò un grande tempio dedicato a Giove nei pressi della città), prima di ritirarsi “sul roccioso isolotto di Capri”. Tiberio tornò a Nola attorniato dai massimi esponenti della cultura, in gran parte Greci, coi quali discuteva di filosofia e del senso della vita e vi morì.

L’Impero di Ottaviano Augusto, dopo il periodo delle guerre sociali e delle rivolte contadine guidate da Spartaco e dello scontro senza quartiere tra i Consoli Mario e Silla, segna il periodo di massimo sviluppo in tutti i settori della civiltà materiale e nelle espressioni più diverse della cultura. Nola si arricchì di nuovi templi e di alte mura di cinta con torri di difesa.

Proprio a questa età possono farsi risalire le tracce tangibili di vetustà del nostro paese, dall’impianto urbano e viario (decumani) al cantone del campanile dell’Immacolata, dalle pietre d’angolo ancora visibili di talune case alle tombe dei Centurioni esposte in modo suggestivo al Museo Archeologico-Storico di Nola.

Anticamente, la contrada era abitata dagli Ausoni Osci ed Opici conosciuti già 1750 anni prima di Cristo, da Enotri ed altri Greci che successivamente edificarono Napoli e Cuma. I Greci di Cuma raggiungevano Nola passando per quella strada che fu prima la Via Adrianea, poi Strada Regia (voluta dagli Aragonesi) e in epoca a noi prossima, la via Nazionale delle Puglie. Su questa antica strada nasceranno le contrade Licinianum, Pomilianum, Cisternae, Brixianum, Marianellae, Marilianum e Palmula, prima cellula del Casale di Sanvitagliano.

Probabilmente, il nome Palmola etimologicamente è avvicinabile a “larghezza”, “estensione” per il significato stesso del termine “palma” che è la parte larga della mano. Chiaramente, il diminutivo “palmola” non può essere letto se non nel significato di “piccola estensione” di terra. Palmola non era il nome di un'antica famiglia Romana, ma indicava le piccole estensioni di terra in esubero dei patrimoni aristocratici assegnate a coloni anonimi e non ai Centurioni di presidio del territorio (come esempio: "gens Maria", "Marilius", poi Marigliano; "gens Fabia", "Fabius", poi Faibano).

Tra il Sesto e il Nono Secolo del primo Millennio cristiano l’antica Palmola, il villaggio di contadini sorto millenni prima, fu riutilizzato in chiave militare dai Longobardi del Gastaldato di Cimitile impegnati in scontri militari durissimi contro il Ducato Napoletano. In epoca Normanno-Sveva il Casale di Palmola appartenne ai Signori De Reborsa, Conti di Caserta. Forse proprio in quell’epoca, ad opera di questi o dei monaci Virginiani di Marigliano, di osservanza benedettina, il paese fu ribattezzato con il nome del Vescovo di Capua. In seguito, e fino a tutto il 1600, San Vitaliano seguì le sorti feudali di Marigliano con i Signori Carafa e Gambacorta e poi di Federico Gonzaga Principe di Molfetta con i Signori Avenia e Mastrilli.

Gli “Infiniti Mondi”. In quello stesso anno (1600) moriva a Roma in Campo dè Fiori il filosofo, scrittore e sacerdote domenicano (Filippo) Giordano Bruno, messo al rogo per atteggiamenti avversi alla Chiesa. Era nel 1548 sulla collina nolana di Castelcicala, di fronte il Monte Somma-Vesuvio. Il pensiero del del grande Nolano, è inquadrabile nel naturalismo rinascimentale e ruotava intorno a un'unica idea: l'infinito, inteso come l'universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente.

Nel 1806 con la soppressione del feudalesimo da parte di Giuseppe Bonaparte cominciarono le rivendicazioni per i beni feudali in forza delle “leggi eversive della feudalità”. Dopo 233 anni di incorporazione nella Contea di Marigliano San Vitaliano acquistò finalmente la sua piena autonomia comunale.

Il Plebiscito. La domenica 21 ottobre 1860 il popolo delle regioni continentali dell’ex Regno delle Due Sicilie (Stato sovrano da dicembre 1816 a febbraio 1861) fu chiamato dal generale “occupante” Garibaldi a decidere con un referendum l’annessione o meno al Regno Sabaudo sotto la guida del re Vittorio Emanule.

Lo storico evento coinvolse in modo significativo anche la popolazione del Distretto di Nola (provincia di “Terra di Lavoro”) di cui San Vitagliano, situato nel Circondario di Marigliano, era parte. E’ da sottolineare che la votazione avvenne di fatto in modo palese, perché ogni elettore era costretto a prendere la scheda del SI o del NO, apertamente, davanti al Sindaco (per lo più nominato dal Governatore della Provincia e quindi non eletto dal popolo) che svolgeva la funzione di Presidente di Seggio e al Capitano della Guardia Nazionale.

Su una popolazione censita nel 1858 di 2.250 abitanti i votanti iscritti (solo maschi dai 21 anni in su) furono 413. Si espressero per il SI in 395 mentre in 18 non si presentarono “nella pubblica piazza”. I risultati finali del Distretto di Nola, come in tutte le regioni dell’ex Regno Borbonico, escluse le Isole, portarono ad una massiccia vittoria del SI, evento di grande portata storica che segnò il passaggio dalla Restaurazione all’Unità d’Italia.

Nel 1927 con il riordino delle Circoscrizioni amministrative dello Stato, ordinato dal Fascismo, il Comune di San Vitaliano fu staccato dalla provincia di Caserta “Terra di Lavoro” e assegnato a quella di Napoli dopo oltre un millennio di appartenenza di questa piccola Comunità all’orbita di Capua Longobarda (che per importanza era stata la seconda d’Italia, solo dopo Roma Imperiale).

Verso la fine del secolo passato, il paese ha conosciuto un forte incremento demografico (raddoppiando la popolazione residente) come conseguenza diretta della decisione locale di mettere a disposizione dello Stato suoli per la costruzione di alloggi destinati in larga parte alle famiglie residenti a Napoli colpite dal terremoto del 1980.

Oggi, San Vitaliano conta circa 6.500 abitanti ed ha perduto, sin dagli Anni ’60, la sua connotazione tipicamente agricola e contadina e l’identità originaria. L’industrializzazione e l’urbanizzazione, non ordinate, hanno fatto il resto dando luogo più a nuovi problemi che ad opportunità mirate tendenzialmente ad uno sviluppo sostenibile e moderno.

L’Amministrazione in carica, scaturita secondo prassi consolidata, da una lista civica tenta un rilancio della vita pubblica, politica, economica e sociale della Comunità.


Il Santo Patrono Vitaliano, la leggenda

Il venticinquesimo Vescovo di Capua, secondo la tradizione orale sanvitalianese, era in cammino per il volontario ritiro verso il Monte Partenio (Monte Vergine) meta finale di venerazione della Madonna. L’anziano migrante si fermò nel Casale di Palmola stremato dalla fatica ma giusto in tempo per “salvare” i nostri antenati da una gravissima siccità e dalla carestia. La leggenda ci tramanda che dopo essere stato accolto e curato dagli umili contadini, che non ne conoscevano l’identità, il vescovo Vitaliano (o Vitagliano) per intima gratitudine fece piovere tanto copiosamente da mitigare l’atroce arsura. Non volle fermarsi per più lungo tempo nel paese che ne avrebbe preso poi il nome e proseguì il suo viatico. Vitaliano morì eremita sul Monte Partenio nel 699 d.C., secoli prima delle Crociate cristiane in Terrasanta nella Palestina.

Nella piazza principale del paese intestata a Leonardo da Vinci si può osservare la statua bronzea a grandezza naturale di San Vitaliano dono alla Comunità di un devoto concittadino realizzata da un maestro scultore locale.

La festa patronale cade il 16 Luglio mentre i festeggiamenti civili (e religiosi) sono riservati alla seconda domenica di Settembre “quando il duro lavoro dei campi concedeva qualche sosta” … di solito, in quel giorno la pioggia si ripete!


Il Gonfalone e il Vessillo

E’ raffigurata una palma nana (cefaglione) con il Santo Capuano e la formula “Palmula Pristinum Nomen Meum” (Palmola fu il mio primo nome) che tiene a battesimo il nostro piccolo angolo di Campania.

L’azzurro e il giallo delle due vigorose fasce ondulanti su campo bianco affidati alla figura centrale del Protettore rappresentano l’abbondante e sereno colore del nostro cielo e i campi di grano delle nostre “terre”.

Entrambi i simboli distintivi della Comunità sono esposti e custoditi nell’Ufficio del Sindaco. La bandiera comunale, per decisione unanime del Consiglio, viene esposta all’esterno del Palazzo municipale nel giorno delle Sedute consiliari e nelle festività civili.


Ulteriori e più approfondite informazioni di carattere storico, politico-sociale, archeologico, biografico, di curiosità e di cultura popolare del luogo si possono attingere alla Biblioteca Comunale consultando soprattutto le sotto indicate pubblicazioni; le prime tre realizzate sotto il Patrocinio del Comune di San Vitaliano:

 

“Amici di San Vitaliano Rinasce”

dott. Ciro Altea – maggio 2019